Vince la destra di Kaczynski

 

 Mauro Caterina, VARSAVIA, 18.11.2014 “Il Manifesto”

Polonia. Le elezioni regionali, all’ombra della crisi ucraina sul confine

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Jaroslaw Kaczynski 

© Reuters

 

«Da parte dei russi c’è stata una rispo­sta sim­me­trica, quindi il caso è chiuso». Sono state que­ste le parole del mini­stro degli esteri polacco Grze­gorz Sche­tyna ai gior­na­li­sti che lo incal­za­vano dopo l’espulsione di alcuni diplo­ma­tici polac­chi da parte delle auto­rità russe. La set­ti­mana scorsa un impie­gato dell’ambasciata russa a Var­sa­via era stato espulso per «sospette atti­vità di spio­nag­gio». Fin qui i fatti: uno a uno e palla a cen­tro. Amici come prima? Non pro­prio. La vicenda è un tan­tino più com­plessa e coin­volge un colon­nello dell’esercito polacco — Zbi­gniew J., in ser­vi­zio al mini­stero della difesa — arre­stato lo scorso otto­bre con l’accusa si fare la spia per i russi. Fonti riser­vate rive­lano che il colon­nello è stato pedi­nato a lungo dai ser­vizi segreti interni e in molte occa­sioni avrebbe pas­sato infor­ma­zioni ai russi durante le cele­bra­zioni uffi­ciali tenu­tesi in alcuni cimi­teri mili­tari polac­chi. La crisi ucraina sta creando fri­zioni cre­scenti tra Var­sa­via e Mosca. La guerra delle san­zioni ha pena­liz­zato l’export dell’agro-alimentare polacco e la Polo­nia si sente in prima linea anche sul fronte militare.

In Polo­nia, però, in que­sti giorni si fanno i conti pure con i risul­tati elet­to­rali delle ammi­ni­stra­tive, un test impor­tante per tutte le forze poli­ti­che del Paese in vista delle ele­zioni poli­ti­che del 2015. Dome­nica si è votato per il rin­novo dei con­si­gli regio­nali (voi­vo­dati) e in tutti i comuni per la scelta del sin­daco, e le sor­prese non sono man­cate. Ben­ché sul pal­lot­to­liere delle regio­nali si regi­stra una sostan­ziale parità tra i due mag­giori par­titi (8 voi­vo­dati a testa), il con­teg­gio dei voti usciti fuori dalle urne ha decre­tato la vit­to­ria del par­tito ultra­con­ser­va­tore Prawo i spra­wied­li­wosc (Legge e giu­sti­zia, Pis) a sca­pito dei con­ser­va­tori «busi­ness friendly» di Plat­forma oby­wa­tel­ska (Piat­ta­forma civica, Po), l’attuale par­tito di governo. Un risul­tato che in pochi si aspet­ta­vano dopo l’elezione dell’ex primo mini­stro Donald Tusk (nella foto reu­ters) alla pre­si­denza dell’Ue, che aveva fatto schiz­zare in alto nei son­daggi il suo partito.

Evi­den­te­mente l’effetto Tusk non è riu­scito ad entrare nella cabina elet­to­rale di molti polac­chi. La destra di Jaro­slaw Kac­zyn­ski è il primo par­tito col 31,5% dei con­sensi, seguito da Po al 27,3% . Al terzo posto, il par­tito dei con­ta­dini Psl col 17%, vera sor­presa di que­sta tor­nata elet­to­rale. Gli ex comu­ni­sti di Sld, gui­dati dall’ex primo mini­stro ed ex diri­gente comu­ni­sta Leszek Mil­ler, non sono andati oltre l’8,8%. Ha perso colpi, invece, l’estrema destra di Janusz Korwin-Mikke al 4,2%, che ha dimez­zato i pro­pri voti rispetto all’exploit delle scorse euro­pee. Dice­vamo che que­sto era un test elet­to­rale impor­tante per misu­rare il ter­mo­me­tro poli­tico in vista delle poli­ti­che del pros­simo anno e per i con­ser­va­tori mode­rati di Po è suo­nato il cam­pa­nello d’allarme.

La Polo­nia è spac­cata a metà: le 8 regioni centro-orientali sono andate nelle mani di Pis, men­tre le 8 regioni occi­den­tali a Po. Dalle prime ana­lisi, Pis risulta essere il par­tito più votato nelle cam­pa­gne e nei pic­coli cen­tri. Po, invece, man­tiene l’elettorato delle grandi città. L’affluenza è stata del 46,4%, un dato che la dice lunga sulla fidu­cia dei polac­chi nel sistema dei par­titi vigente. Un’altra rile­va­zione inte­res­sante è quella sul voto degli under 30, la cui mag­gio­ranza ha deciso di votare per Pis e per l’estrema destra di Korwin-Mikke. In Polo­nia, a quanto pare, la par­tita per il governo del Paese con­ti­nua a essere gio­cata tutta a destra.

La sini­stra sem­bra inca­pace di rime­diare ai fal­li­menti del pas­sato e soprat­tutto sem­bra non accor­gersi che c’è un elet­to­rato di gio­vani che aspetta qual­cosa di nuovo all’orizzonte, non certo il rici­clo di vec­chia e nuova nomen­kla­tura di par­tito che strizza l’occhio al neo­li­be­ri­smo annac­quato delle social­de­mo­cra­zie euro­pee. Il turbo-capitalismo polacco è stato fino ad ora il pro­ta­go­ni­sta asso­luto del cosid­detto «mira­colo eco­no­mico» degli ultimi anni. Ma oltre agli inve­sti­menti, ha por­tato con se anche spe­cu­la­zione edi­li­zia, cor­ru­zione, dise­gua­glianze sociali. Jaro­slaw Kac­zyn­ski dopo la vit­to­ria ha detto: «Mai più Po al governo». C’è qual­cuno in grado di fermarlo?